CI LASCIA TARCISIO VAGHI - le condoglianze ed il saluto del Pres. Ragnolini
Ci mancherai Tarcisio
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In occasione del prossimo turno di tutti i campionati, il presidente della FIP Lombardia Enrico Ragnolini, ha disposto un minuto di silenzio su tutti i campi oltre che in memoria del tenente degli alpini Massimo Ranzani, per l'allenatore nazionale TARCISIO VAGHI già assistente di Pall. Varese, Pall. Casale Monferrato e Pall. Teramo e campione d'Italia con le giovanili del Campus Varese, scomparso oggi dopo una lunga malattia.
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Pubblico una lettera consegnatami oggi da Alberto Mascarin, ex giocatore del Tarci
Avrebbe tanto voluto leggerla in chiesa oggi ma non ha trovato forza e coraggio.
Vorrebbe però condividerla con più persone possibili, vi prego di aiutarci a farlo.
Alessandro Mamoli
Settembre 2003, torneo pre-campionato: Noi, Campus Varese, perdiamo in finale contro Robur et Fides, giocando con un atteggiamento orribile.Eravamo reduci da uno Scudetto l'anno precedente con Andrea Schiavi in panchina, lui era un volto a noi sconosciuto, eravamo decisamente spiazzati. Spogliatoio numero 6 del Campus, qualche giorno dopo..tutti seduti, lui ci consegna questa lettera;da li ripartiamo,poco alla volta, con una forza mentale e una voglia in palestra mai vista;sapevamo che a fine anno ci saremmo lasciati però, non capivamo e non sapevamo il perchè;nonostante questo, pensavamo solo a allenarci e a giocare,dando sempre il massimo.Risultato, nessuna sconfitta, vittoria al Rizzi, vittoria alle finali Nazionali di Palermo in finale con la Casalpusterlengo del Gallo, siamo Bi-Campioni d'Italia.Un anno indimenticabile.Da tutti gli allenatori impariamo qualcosa, Noi abbiamo avuto la fortuna di imparare da un Grande allenatore e da Grandissimo Uomo. Mai come ora, le parole di Wooden sembrano essere pronunciate dal Tarci in persona;la parte scritta da lui, invece..beh,ancora più FANTASTICA!!!Ci manca già.E dopo tutto questo, ci sono gli ultimi anni,quando ha combattuto in un modo che dire commovente, è dire poco. L'Allenatore...e l'Uomo...senza più parole.
Alberto Mascarin e la Squadra cadetti del Campus 1988
Squadra cadetti 1988
Varese , 1 ottobre 2003
Se tu dai veramente il massimo, e soltanto tu lo sai veramente, allora avrai successo, e non conta se vinci o se perdi. Ma se tu non dai il massimo, hai sbagliato, anche se il risultato sembra darti ragione. Devi imparare a giocare per vincere e devi fare tutto quanto in tuo potere, purché etico ed onesto, per vincere. Non voglio giocatori che non hanno un acuto desiderio di vincere e che non giocano con determinazione ed aggressività per raggiungere quello scopo. Ma io voglio avere la sensazione (e voglio che anche i miei giocatori l’abbiano sinceramente) che dare il massimo è in sé una vittoria, e che dare meno del massimo è una sconfitta.
Quindi io continuo a ripetere ai miei giocatori che tutto ciò che mi aspetto da loro, nell’allenamento e in partita, è il meglio. Devono voler diventare il meglio di quanto possono diventare. Dico loro che, certo , voglio che siano soddisfatti della vittoria e di una buona prestazione personale, ma soprattutto che la più grande soddisfazione la ricevano dal sapere che tanto loro quanto la squadra hanno dato il massimo. Spero che le loro azioni e la loro condotta, dopo una partita, non indichino vittoria o sconfitta. Bisogna uscire a testa alta, quando si è dato il massimo, indipendentemente dal risultato, e non vi è ragione per gioire troppo di una vittoria o per deprimersi per una sconfitta
Inoltre sono convinto che chi sa essere soddisfatto per avere dato il massimo, alla fine avrà risultati uguali o migliori delle proprie capacità naturali.
Il successo è essere in pace con se stessi: è il risultato diretto dell’appagamento che deriva dal sapere che si è dato il meglio per raggiungere il traguardo più alto che ci si può porre
John R. Wooden - UCLA
Ricordate comunque che solo una squadra di buoni amici può dare il massimo : avere la certezza di essere congratulati per una cosa ben fatta e di essere confortati da un compagno per un errore commesso vi renderà amici più affiatati. Ricordatevi sempre di avere stima, rispetto, considerazione e comprensione per ognuno dei vostri compagni e tenete presente che mentre la pallacanestro è solo un aspetto della vostra vita, l’ amicizia sarà una componente che vi rimarrà sempre e della quale avrete un ottimo ricordo . Tali cercate di essere anche con i vostri allenatori : un semplice e sincero rapporto di amicizia è quanto di meglio possiamo trarre dalla nostra esperienza di squadra.
Tarci
Avrebbe tanto voluto leggerla in chiesa oggi ma non ha trovato forza e coraggio.
Vorrebbe però condividerla con più persone possibili, vi prego di aiutarci a farlo.
Alessandro Mamoli
Settembre 2003, torneo pre-campionato: Noi, Campus Varese, perdiamo in finale contro Robur et Fides, giocando con un atteggiamento orribile.Eravamo reduci da uno Scudetto l'anno precedente con Andrea Schiavi in panchina, lui era un volto a noi sconosciuto, eravamo decisamente spiazzati. Spogliatoio numero 6 del Campus, qualche giorno dopo..tutti seduti, lui ci consegna questa lettera;da li ripartiamo,poco alla volta, con una forza mentale e una voglia in palestra mai vista;sapevamo che a fine anno ci saremmo lasciati però, non capivamo e non sapevamo il perchè;nonostante questo, pensavamo solo a allenarci e a giocare,dando sempre il massimo.Risultato, nessuna sconfitta, vittoria al Rizzi, vittoria alle finali Nazionali di Palermo in finale con la Casalpusterlengo del Gallo, siamo Bi-Campioni d'Italia.Un anno indimenticabile.Da tutti gli allenatori impariamo qualcosa, Noi abbiamo avuto la fortuna di imparare da un Grande allenatore e da Grandissimo Uomo. Mai come ora, le parole di Wooden sembrano essere pronunciate dal Tarci in persona;la parte scritta da lui, invece..beh,ancora più FANTASTICA!!!Ci manca già.E dopo tutto questo, ci sono gli ultimi anni,quando ha combattuto in un modo che dire commovente, è dire poco. L'Allenatore...e l'Uomo...senza più parole.
Alberto Mascarin e la Squadra cadetti del Campus 1988
Squadra cadetti 1988
Varese , 1 ottobre 2003
Se tu dai veramente il massimo, e soltanto tu lo sai veramente, allora avrai successo, e non conta se vinci o se perdi. Ma se tu non dai il massimo, hai sbagliato, anche se il risultato sembra darti ragione. Devi imparare a giocare per vincere e devi fare tutto quanto in tuo potere, purché etico ed onesto, per vincere. Non voglio giocatori che non hanno un acuto desiderio di vincere e che non giocano con determinazione ed aggressività per raggiungere quello scopo. Ma io voglio avere la sensazione (e voglio che anche i miei giocatori l’abbiano sinceramente) che dare il massimo è in sé una vittoria, e che dare meno del massimo è una sconfitta.
Quindi io continuo a ripetere ai miei giocatori che tutto ciò che mi aspetto da loro, nell’allenamento e in partita, è il meglio. Devono voler diventare il meglio di quanto possono diventare. Dico loro che, certo , voglio che siano soddisfatti della vittoria e di una buona prestazione personale, ma soprattutto che la più grande soddisfazione la ricevano dal sapere che tanto loro quanto la squadra hanno dato il massimo. Spero che le loro azioni e la loro condotta, dopo una partita, non indichino vittoria o sconfitta. Bisogna uscire a testa alta, quando si è dato il massimo, indipendentemente dal risultato, e non vi è ragione per gioire troppo di una vittoria o per deprimersi per una sconfitta
Inoltre sono convinto che chi sa essere soddisfatto per avere dato il massimo, alla fine avrà risultati uguali o migliori delle proprie capacità naturali.
Il successo è essere in pace con se stessi: è il risultato diretto dell’appagamento che deriva dal sapere che si è dato il meglio per raggiungere il traguardo più alto che ci si può porre
John R. Wooden - UCLA
Ricordate comunque che solo una squadra di buoni amici può dare il massimo : avere la certezza di essere congratulati per una cosa ben fatta e di essere confortati da un compagno per un errore commesso vi renderà amici più affiatati. Ricordatevi sempre di avere stima, rispetto, considerazione e comprensione per ognuno dei vostri compagni e tenete presente che mentre la pallacanestro è solo un aspetto della vostra vita, l’ amicizia sarà una componente che vi rimarrà sempre e della quale avrete un ottimo ricordo . Tali cercate di essere anche con i vostri allenatori : un semplice e sincero rapporto di amicizia è quanto di meglio possiamo trarre dalla nostra esperienza di squadra.
Tarci
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